05.11.2002

"Viticoltura di Montagna" - n. 14

SOMMARIO

  • Un nuovo Comitato Tecnico Scientifico, una medesima volontà
    F. Bianchi de Aguiar (nuovo Presidente CTS) - Editoriale
  • Tavola Rotonda: "Presente e futuro della viticoltura di montagna: idee e strumenti di politica economica"
  • La vitivinicoltura eroica in Italia: situazione e mezzi di politica economica
    M.Sorbini, M.Agosta Sezione Economia (CRIVE) Università di Bologna - Italia
    Un'attenta analisi economica della situazione della viticoltura di montagna, cosiddetta "eroica", mette in luce come le forme di intervento diretto sulla struttura esistente, logora e inadatta a servire il consumatore intelligente, mostrano limiti evidenti sia di fattibilità sia di sostenibilità. Tali limiti non potranno essere superati fino a quando il prodotto sarà considerato secondario ed il capitale umano che lo gestisce non percepirà di avere un ruolo fondamentale. E' perciò indispensabile cambiare tempestivamente ottica e individuare gli obiettivi principali da valorizzare nel prodotto e in coloro che lo gestiscono. Oltre alle formule di valorizzazioni più classiche, quali i marchi, la comunicazione ecc., è utile riflettere sulle potenzialità della vendita diretta sul posto del prodotto, considerando come protagonista non solo il viticoltore, ma anche il trasformatore di vino.
  • La viticoltura nella Provincia Autonoma di Trento
    D. Pallaoro, Assessore all'Agricoltura della Provincia Autonoma di Trento - Italia
    Il comparto vitivinicolo della Provincia Autonoma di Trento presenta i problemi tipici delle zone di montagna: aziende condotte a part-time, frazionamento della proprietà, stabilità dei suoli, abbandono, ecc. L'amministrazione provinciale sta operando con ogni mezzo al fine di salvaguardare la viticoltura attuale, tentando di impedire le divisioni fondiarie eccessive, incoraggiando la Cooperazione e promuovendo non soltanto il prodotto vino, ma tutto quanto è direttamente in relazione con la qualità ed il valore di tale prodotto (paesaggi, strade del vino, cultura, tradizioni, lavoro del viticoltore, ...). Nella Valle di Cembra, ad esempio, si stanno già ottenendo buoni risultati in questo senso. Al di là della situazione locale, diventa sempre più importante stabilire una stretta collaborazione tra le zone di montagna che producono vino. Le varie regioni dell'arco alpino devono riuscire a far sentire la loro voce a livello comunitario, anche svolgendo un'azione di lobby. E' importante, infatti, che l'UE capisca che ogni zona ha precise peculiarità e problemi specifici, i quali richiedono risposte mirate e finanziamenti diversi.
  • La viticoltura in Valle d'Aosta
    C.Perrin, Assessore all'Agricoltura della Regione Autonoma Valle d'Aosta - Italia
    In Valle d'Aosta, il comparto vitivinicolo rappresenta una realtà economica in espansione, ben inserita nel cosntesto della regione, anche dal punto di vista turistico. Oltre 3000 persone lavorano oggi nei 600 ha di vigneto, svolgendo anche un opera fondamentale di presidio del territorio. Negli ultimi anni, la Regione ha puntato soprattutto sull'aumento della superficie investita a DOC (in Valle si è scelto di riunire la produzione sotto un'unica denominazione, "Valle d'Aosta - Vallée d'Aoste"), lasciando spazio anche ai numerosi vitigni autoctoni. Di particolare importanza per la produzione vitivinicola valdostana sono le cooperative, che permettono ai piccoli viticoltori di sopravvivere. I problemi di frazionamento della proprietà e dell'abbandono sono purtroppo molto presenti, come in altre numerose aree alpine. L'obiettivo dell'Amministrazione regionale è di mantenere la viticoltura nelle zone vocate, ma anche di incentivare la messa a dimora di vigneti nelle aree terrazzate oggi abbandonate, al fine di produrre un vino di qualità che possieda un valore aggiunto riconosciuto, derivante dal paesaggio, dal lavoro eroicao dei viticoltori, ecc. Altri aspetti non dovranno, poi, essere trascurati quali la diffusione dell'innovazione tecnologica, una consistente riorganizzazione fondiaria, la formazione professionale e l'ingresso dei giovani nel settore.
  • La viticoltura in Alto Adige
    H. Scartezzini, Assessorato all'Agricoltura della Provincia Autonoma di Bolzano - Italia
    Oltre i 2/3 dei vigneti altoatesini sono vigneti di montagna, ma non rientrano nella classificazione di "viticoltura eroica". In Alto Adige, infatti, la viticoltura è rimasta un'attività vitale e remunerativa, senza problemi di spopolamento. L'amministrazione provinciale concede degli aiuti finanziari ai vigneti di montagna (con più del 30% e 40% di pendenza), raccomandando ai viticoltori la sistemazione con terrazzamenti senza muri di sostegno, per poter utilizzare piccoli mezzi cingolati (120 aziende circa impiegano oggi queste macchine). D'altro canto, per aumentare il valore del prodotto vino, sono stati creati in Alto Adige i cosiddetti "Ristori di campagna", aziende agrituristiche con indirizzo misto viticolo-zootecnico o frutticolo, collocate nelle zone svantaggiate.
  • L'Unione Europea e la viticoltura di montagna
    L. Caveri, Europarlamentare
    L'azione del CERVIM è al contempo interessante ed esemplare, ma poiché la soluzione di determinate questioni deve venire dalla politica è giusto che il Centro trovi degli alleati per il futuro all'interno del Parlamento Europeo. La Direzione Generale della Commissione Europea che si occupa di Agricoltura (DG6) è molto potente e, sovente tende a sottovalutare il ruolo delle Regioni e delle Provincie (in particolare quelle autonome...). Fortunatamente, è nato il gruppo dei parlamentari europei "Amici della Montagna", che costituisce una lobby positiva e importante per il futuro della montagna in generale e della sua agricoltura in particolare. I temi centrali da difendere dovranno essere la tutela dei prodotti e dei consumatori, prevedendo tra l'altro una politica specifica per la viticoltura estrema.
  • Il punti di vista dell'AREV (Assemblea delle regioni Viticole Europee)
    J.M. Petit - AREV Bordeaux - Francia
    Lo scopo dell'AREV è di promuovere gli interessi delle regioni viticole presenti in Europa, tenendo conto della specificità, della situazione economica, sociale e culturale di ogni zona. A tal fine, l'AREV collabora con numerosi enti ed istituzioni, fra i quali il CERVIM occupa un posto di rilievo. Secondo l'AREV, infatti, questo Centro potrebbe diventare pilota, l'organismo incaricato di occuparsi dei problemi della viticoltura europea difficile (non solo nelle aree montane, ma anche nelle zone costiere particolarmente ripide e lungo i grandi fiumi, come la Mosella, il Reno o il Douro).
  • La viticoltura difficile richiede provvedimenti speciali
    T. De Mattaeis, Ministero delle Politiche Agricole, Roma - Italia
    E' necessario far conoscere con esattezza alla Commissione Europea quali sono le superfici della viticoltura difficile e le quantità di vino prodotto, affinché possa prevedere per queste zone un sistema normativo diverso, senza temere il rischio di squilibrare l'offerta. Bisogna anche tenere presente che, sovente, quando rifiuta di concedere delle deroghe per l'agricoltura di montagna, la Commissione fa riferimento al principio di sussidiarietà, secondo il quale sono gli Stati membri ad avere per primi la possibilità di intervenire a favore delle zone difficili. E' importante, poi, far comprendere all?UE che lo scopo non è evadere dal divieto di nuovi impianti (anche perché in montagna la possibilità di allargare la superficie coltivabile è sempre ridotta), bensì di attuare provvedimenti particolari che possano permettere a queste zone di sopravvivere.
  • La situazione vitivinicola della Galizia (E)
    J.L. Hernaez Manas, Direttore della Stazione di Viticoltura e Enologia della Galizia - Spagna
    Il settore vitivinicolo della Galizia è attualmente in fase di espansione. Infatti la DOC istituita nel 1995 ed il mercato potenzialmente molto vasto hanno facilitato la crescita dell'attività commerciale legata al vino. La produzione locale, tuttavia, non riesce a soddisfare le richieste reali, anche a causa della posizione dellUE, sempre preoccupata di evitare eccedenze e finora poco propensa a svincolare la viticoltura di montagna dal contesto denerale dello sviluppo rurale. Fortunatamente, questa situazione sembra cambiare a poco a poco e si cominciano ad adottare politiche specifiche per le aree difficili, a capire che la differenziazione è una strategia vitale per la sopravvivenza inun contesto globalizzato e che è necessario inserire i giovani nel mondo della viticoltura di montagna.
  • Alcune considerazioni socioeconomiche sulla viticoltura di montagna
    J. Vallat - Coordinatore del gruppo socioeconomico del CERVIM - Svizzera
    Le indagini effettuate sulla viticoltura di montagna forniscono dati precisi sulle superfici coltivate e sul numero di viticoltori impegnati nel settore, ma non fanno emergere chiaramente le caratteristiche del viticoltore di montagna. Di solito, si tratta di una persona che svolge contemporaneamente diverse attività. Bisognerebbe studiare i rapporti che questa persona intrattiene con il territorio e con l'economia regionale. D'altra parte, sarebbe interessante esaminare le relazioni esistenti fra la struttura e la dimensione dell'azienda vitivinicola ed il reddito del viticoltore. In definitiva, è necessario chiedersi quali siano i bisogni del viticoltore, della regione e della società nella quale egli lavora. Il ragionamento economico vigente deve perciò essere capovolto: non è sempre l'economia a dover dettare le politiche da adottare, ma, nel caso della viticoltura eroica, deve essere esattamente il contrario.
  • XIII Consiglio Internazionale dell'AREV a Courmayeur (Ao)
  • Alto Douro viticolo, patrimonio mondiale. Un paesaggio culturale vivo e in evoluzione.
  • X Concorso Internazionale Vini di Montagna