06.09.2001

"Viticoltura di Montagna" - n. 13

Rivista n. 13
SOMMARIO

  • All'OIV il riconoscimento dei paesaggi della viticoltura eroica
    M.Fregoni - Editoriale
  • Convegno Internazionale "Vite, vita dei monti" La viticoltura come strumento di difesa del territorio e valorizzazione delle aree agricole di montagna.
  • La vitivinicoltura di montagna in Europa e nel mondo: prospettive e rischi.
    M. Fregoni, Università Cattolica del S. Cuore di Piacenza - Italia
    Nel mondo , vi sono principalmente due tipi di viticoltura: quella dirigistica dell'Unione Europea, in cui tutto è regolamentato in maniera estremamente precisa, e quella liberistica dell'emisfero sud e del nuovo mondo, dove i viticoltori possono agire come credono, in particolare per quanto riguarda i nuovi impianti. Per la viticoltura europea in generale, i vini americani rappresentano una concorrenza molto forte e questo è ancor più vero per i vini europei di montagna, che possono essere prodotti solamente fornendo un numero enorme di ore di lavoro e che hanno perciò, dei costi più elevati. Come salvaguardare questa viticoltura difficile? In primo luogo con la meccanizzazione e la stabilizzazione dei versanti e, in secondo luogo, adottando strategie globali per le zone agricole. La Svizzera, ad esempio, eroga già dei finanziamenti diretti annuali ai viticoltori di montagna. Bisognerebbe, inoltre, valorizzare queste zone dal punto di vista ambientale, come è stato fatto per le Cinque Terre, che sono state riconosciute patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Anche le aree di viticoltura difficile, in Europa, sono classificabili in due gruppi: quelle dell'arco alpino e quelle delle zone mediterranee. Le prime hanno delle potenzialità dal punto di vista economico. Le seconde, invece, subiscono inevitabilmente la pressione del settore turistico. Nelle zone di mare, inoltre, vi sono gravi problemi parassitari. Il CERVIM ha tentato di presentare una petizione all?UE e ha sottoposto all'OIV la risoluzione che chiede ai paesi membri di occuparsi del problema della viticoltura di montagna, ma per salvaguardare questa viticoltura eroica è innanzitutto necessario creare una cultura montana.
  • I vigneti parte integrante della montagna: l'esperienza della Valtellina
    C. Maule, Presidente del Consorzio di Tutela dei Vini della Valtellina, Sondrio - Italia
    La Valtellina è da annoverare a pieno titolo tra le regioni viticole di montagna più rappresentative. Agli inizi degli anni '90, la viticoltura di questa zona ha sfiorato l'estinzione ma, grazie alla collaborazione fra enti, istituzioni e Consorzio Tutela Vini di Valtellina la siruazione è migliorata. Con volontà, fantasia e professionalità è stata creata una nicchia di mercato per un prodotto tipico, unico e originale (Valtellina e Sforzato) che ha permesso alla viticoltura valtellinese di evolversi da settore marginale a comparto economico di primaria importanza. I produttori sono direttamente coinvolti nella crescita del settore e, finalmente, vedono un futuro nell'attività viticola. Non bisogna dimenticare, inoltre, che i viticoltori della zona non sono solo produttori di vini di qualità, ma sono gli attenti e insostiuibili custodi del territorio. La rinascita della viticoltura ha, inoltre, portato alla crescita di una domanda turistica volta alla scoperta del territorio. Purtroppo, nonostante tutti questi elementi positivi, la viticoltura valtellinese è ancora minacciata sia da fattori economici (concorrenza) sia da quelli naturali (dissesti idrogeologici). Attualmente, gli interventi per far fronte a questi problemi sono localizzati e di modesta entità. Sono quindi necessari interventi immediati: finanziamenti pubblici che sostengano l'operato del viticoltore. Dal momento che la nuova OCM non prevede alcun capitolo a favore della viticoltura in condizioni difficili, la Provincia, la Regione, il Ministero dell'Agricotura e la stessa Unione Europea devono operare al fine di adottare leggi speciali che riconoscano l'agricoltura di montagna come strumento di protezione del territorio e componente di un turismo sostenibile, oltre che a dare pari opportunità alle zone di montagna ripsetto a quelle di pianura.
  • Ambiente, Paesaggi , Vigneti: strumenti per valorizzare il territorio montano.
    F.Bianchi de Aguiar, Presidente uscente dell'OIV e docente Università "Tras-os-Montes" - Portogallo
    Il mondo viticolo rappresenta una civiltà che modella il paesaggio e gli uomini: si tratta di una realtà che non rpduce solamente vino, ma anche architettura, letteratura, immagini e sapere. I paesaggi viticoli storici di montagna e in forte pendenza sono paesaggi culturali, continuamente in evoluzione, che rappresentano "l'opera combinata della natura e dell'uomo" come sottolineato dalla Convenzione del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO. Consapevoli della grave minaccia di abbandono che pesa sulla coltura della vite in condizioni orograficamente difficili, ci si rende conto che solo un'attenzione speciale da parte delle istituzioni può alleviarei fenomeni di esodo e di degrado di queste zone viticole. Nel corso dei suoi 75 anni di operato, l'OIV ha manifestato un grande interesse e una viva preoccupazione per la viticoltura di montagna, sempre più soggetta a fenomeni di abbandono legati in parte allo sviluppo della coltura della vite in zone di pianura. In tal senso, l'Assemblea Generale, riunitasi a Magonza, ha approvato una risoluzione che incoraggia i Paesi membri a intridurre delle misure di tutela e di sostegno della viticoltura di montagne e in forte pendenza. I paesaggi viticoli ofrrono sempre spettacoli di incomparabile bellezza e costituiscono un capitale immateriale che incrementa il valore delle aziende viticole e delle DOC. I viticoltori devono assolutamente essere consapevoli che questo plusvalore è da conservare e valorizzare.
  • La viticoltura di montagna: quali prospettive nell'applicazione degli obiettivi OCM
    M.Chiappone, Direttore unità "vini, alcool e prodotti derivati", Unione Europea, Bruxelles
    Nel 1999 il Consiglio dell'Unione Europea ha adottato il regolamento CE 1493/1999 relativo all'OCM vitivinicola. La viticoltura è stata trattata all'interno del dossier generale sull'agricoltura e, in questo ampio contesto, i vigneti di montagna risultano avere un peso quasi insignificante. Il Consiglio ha confermato le restrizioni vigenti sull'impianto di viti, ma ha anche predisposto un sistema di riserve nazionali che concede agli Stati membri una certa quantità, in ettari, di diritto d'impianto, da distribuire nella maniera che ritengono più opportuna. Ciò significa che l'orientamento dato alla viticoltura è puramente nazionale. A livello dello Stato o delle singole Regioni, la regolamentazione dei diritti di reimpianto è suboridnata alla compilazione di un inventario del potenziale viticolo. Il Consiglio ha istituito un regime per la ristrutturazione e la riconversione dei vigneti che può interessare la viticoltura di montagna in quanto contiene tutte le misure di finanziamento. Anche in questo ambito il Consiglio ha conferito agli Stati membri la redazione dei piani e la facoltà di concentrare le risorse in poche regioni o di distribuirle sull'insieme del territorio. Nulla è stato previsto, invece, per la filiera vinificazione e commercializzazione nella nuova OCM. In conclusione, la congiuntura può sembrare sfavorevole di primo acchito, ma in realtà Stati membri e Regioni possono agire e sfruttare la gestione dei diritti di nuovi impianti e il piano di ristrutturazione in funzione delle loro esigenze. Un altro aspetto da non sottovalutare, infine, è quello della promozione dei prodotti agroalimentari comunitari, fra i quali il vino di montagna potrebbe diventare elemento di punta, da valorizzare con uno specifico marchio di qualità.
  • Strumenti adottati dalla Regione Lombardia per la viticoltura di montagna
    P. Baccolo Direttore Generale, Direzione Agricoltura della Regione Lombardia, Milano - Italia
    Il mercato italiano è stato invaso da vini provenienti da Paesi esterni all'Unione Europea che rappresentano una concorrenza contro la quale la viticoltura nazionale, e soprattutto quella di montagna, non possono opporsi se non attraverso una mirata politica di valorizzazione del vino italiano e del "terroir" d'origine. Nel caso specifico della Valtellina, è necessario intervenire su tre punti essenziali: la produzione, la trasformazione e la commercializzazione. Per quanto riguarda il primo aspetto, i finanziamenti comunitari destinati alla ristrutturazione dei vigneti in forte pendenza, come quelli della Valtellina, sono esigui rispetto ai reali costi necessari per il reimpianto. Per far fronte a tale situazione è necessario fare una forte pressione affinché la Commissione Europea valuti la possibilità di aumentare il contributo a ettaro per le viticolture difficili. Attualmente l'unica possibilità per gli Stati membri è quella di ridurre i finanziamenti per le aree più favorite in modo da incrementare quelli a favore delle zone difficili. Per qunato concerne, invece, il secondo punto, il piano di sviluppo rurale regionale presta particolare attenzione alla filiera vitivinicola che rappresenta una vera risorsa per le aziende che desiderano ammodernare le loro strutture o fare interventi di tipo agroambientale. Per la commercializzazione, infien, la Regione Lombardia mira a sostenere tutte le attività socioeconomiche presenti sul territorio valtellinese, al fine di salvaguardare una valle dall'alto valore storico-culturale e paesaggistico. A tale scopo, si stanno incoraggiando iniziative volte a promuovere i prodotti agroalimentari a denominazione di origine e con marchi riconosciuti. A livello comunitario la montagna e la sua viticoltura nopn sono ancora considerate con la dovuta e necessaria attenzione, ma la Lombardia sta già operando in favore di queste realtà in quanto sono un patrimonio, unico e irripetibile, che non deve andare perso.
  • Quale spazio per la montagna al Parlamento Europeo?
    L. Caveri, Parlamentare Europeo
    I territori di montagna sono generalmente considerati marginali dalla politica europea, pertanto devono organizzarsi in una lobby per avere più peso e per evitare l'isolamento. A tal fine, organizzazioni come il CERVIM svolgono un ruolo fondamentale, in quanto si impongono come referenti di queste realtà presso le istituzioni. Purtroppo, la nozione di montagna risulta tutt'altro che chiara. La legislazione italiana è di "manica larga" e classifica come comuni di montagna più della metà degli ottomila comuni del Paese, a scapito, ovviamente, delle zone realmente montane. Il CERVIM ha stilato un manifesto a difesa della viticoltura di montagna. E' l'inizio di una serie di iniziative volte a far conoscere all'UE il complesso mondo della montagna; in particolare per tutelare le aree viticole montane, è necessario far capire che rappresentano nicchie territoriali uniche e irripetibili. Attualmente, l'agricoltura di montagna sembra perdere la propria identità all'interno dell'agricoltura europea e, in particolare, per la viticoltura pare non sia proponibile chiedere trattamenti speciali (per esempio delle esenzioni) nell'ambito delle misure di applicazione adottate. In tale contesto, le zone che presentano viticolture difficili rischiano di essere danneggiate da norme eccessivamente restrittive (limitazione ai nuovi impianti e al reimpianto). Un elemento a favore dell'agricoltura montana è dato dal fatto che la sicurezza alimentare sta diventando di primaria importanza nella politica agricola comunitaria. I prodotti tipici di montagna, pertanto, devono essere rivalutati proprio per la loro particolarità e genuinità, ma non devono essere oppressi dalle rigide regole della concorrenza. Congiuntamente agli altri paesi, si deve lavorare per far conoscere la montagna in seno al Parlamento europeo e per evitare che nascano delle solitudini.
  • Il sistema vitivinicolo in Valtellina
    C. Fantoni, Dottore in Scienze Agrarie
    La Valtellina è caratterizzata da una secolare tradizione agricola e viticola. In questa zona, la produzione di vino è stata regolamentata per  30 anni dal decreto del 1968 che assegnava la DOC ai vini Valtellina e Valtellina Superiore. Nel 1998, il Valtellina Superiore ha ottenuto la DOCG, mentre è stato revisionato il disciplinare relativo al Valtellina. Dal punto di vista sociale, la maggior parte delle aziende viticole valtellinesi è gestita da un conduttore di età media elevata, che svolge attività viticola a tempo parziale e che è poco propenso alle innovazioni tecnologiche. Strutturalmente le aziende sono caratterizzate da un'elevata frammentazione della proprietà, da appezzamenti terrazzati in forte pendenza. Questi elementi sono i principali ostacoli alla meccanizzazione e alla riduzione di costi di gestione, attualmente molto elevati e al limite della sostenibilità. Infine per quanto riguarda gli attuali scenari di produzione, il settore vinicolo della Valtellina sta privilegiando la parte più qualificata della produzione per assecondare l'attuale tendenza del mercato verso i vini di qualità. Pertanto la crescita del comparto è oggi sostenuta da una attenta politica di marketing volta a identificare i vini della Valtellina come prodotti di elevata qualità e tipicità.
  • Storia del Cornalin della Valle d'Aosta una nobile varietà di vite da vino
    G. Moriondo, tecnico biologo, Institut Agricole Régional, Aosta - Italia
    Nella prima metà dell'800, lo studioso Lorenzo Francesco Gatta pubblicava il volumetto "Saggio intorno alle viti e ai vini della Valle d'Aosta", nel quale veniva descritto per la prima volta il vitigno Cornalin. Le indicazioni fornite da Gatta permettono di affermare che il Cornalin fosse a quei tempi una delle varietà maggiormente coltivate sul territorio valdostano. Le fonti bibliografiche successive (fine 800) testimoniano un radicale mutamento nella diffusione di questo vitigno in Valle d'Aosta; infatti, la sua presenza nei vigneti del Centro Valle diventa sempre più sporadica sino a sfiorae l'estinzione nel XX secolo. Alla fine degli anni 80, il Cornalin è una varietà dimenticata e sconosciuta, le poche piante sopravvissute nei vigneti secolari della Valle vengono confuse con il Petit Rouge o con altri vitigni simili. Solo alcuni anziani dell'adret ricordano un vecchio vitigno di nome "Corgnoula", mentre all'envers alcuni vignerons riconoscono ancora delle piante di vite che indicano con il nome di "Broblanc". Nel vicino Canton Vallese, il Cornalin viene introdotto agli inizi del XX secolo dalla Valle d'Aosta e vi si diffonde rapidamente, diventando una specialità di notevole valore enologico. Per presunte similitudini ampelografiche con l'Humagne Blanc, il Cornalin valdostano è, però, da sempre indicato con il nome di Humagne Rouge. La storia del Cornalin è resa singolare dal fatto che il recupero sia stato realizzato cronologicamente prima in Svizzera che in Valle d'Aosta, sua terra d'origine. Oggi, in seguito ai lavori di selezione massale e di moltiplicazione per innesto dei biotipi più idonei reperiti sul territorio valdostano, effettuati dall'Institut Agricole Régional (IAR), il Cornalin è tornato a far parte integrante del patrimonio viticolo regionale.
  • La festa della vendemmia di Banyuls: felice connubio tra vigneto e bambini
  • Manifesto della Viticoltura di Montagnaù
  • Presentazione ufficiale dello "Chaudelune" prima vendemmia tardiva della Valle d'Aosta
  • Giornata di studio: presentazione dei risultati del progetto Interreg II "Indagine socio-economica sulla viticoltura in Valle d'Aosta e prospettive d'intervento"