06.11.2000

"Viticoltura di Montagna" - n. 12

Rivista n. 12
SOMMARIO

  • La viticoltura eroica nelle DOC?
    M. Fregoni - Editoriale
  • La salvaguardia della viticoltura di montagna e in forte pendenza
    M.Fregoni, Università Cattolica S. Cuore di Piacenza - Italia
    La viticoltura di montagna o in forte pendenza (superiore a 500m e/o al 30% di pendenza) rappresenta la viticoltura storica, di alto valore ecologico, geologico, turistico e paesaggistico. Icosti elevati di produzione ed i sacrifici fisici per la condotta di questi vigneti sono lecause dell'abbandono. Per salvaguardare questi monimenti storici, si propone il riconoscimento come "Patrimonio culturale mondiale dell'umanità" e di intervenire su un piano tecnico, sociale ed economico.
  • L'indice bioclimatico di qualità Fregoni
    C. Fregoni, S.Pezzutto, Università Cattolica del S. Cuore di Piacenza - Italia
    Gli indici bioclimatici viticoli escludono dai calcoli le temperature diurne inferiori ai 10°C, per ragioni fisiologiche.Il Prof. Fregoni stabilisce, al contrario, una relazione fra queste temperature e la qualità e la finezza dei vini, quando le stesse si verificano nei giorni della maturazione delle bacche, circa 30 gg prima della raccolta. Per queste ragioni Fregoni ha proposto un indice bioclimatico di qualità che somma le oscillazioni termiche giorno/notte al numero di giorni (moltiplicato per 3) aventi temperature inferiori a 10°C, il tutto riferito al mese di settembre, mese più comune della vendemmia in Europa. L'indice è influenzato dall'altitudine, dalle correnti aeree e dalla distanza dei grappoli da terra. Lo studio dell'indice Fregoni in 29 stazioni italiane, di differenti regioni, ha messo in risalto che non esiste parallelismo con la latitudine (come nell'indicw Winkler) e che zone limitate di qualità si possono trovare a tutte le altitudini di coltura della vite. L'indice Fregoni è risultato simile a quelli italiani in due località del cava spagnolo di Villafranca del Penedes ed ha confermato che il Cile è probabilmente il Paese con il massimo indice di qualità Fregoni, per le forti oscillazioni termiche diurne di marzo.
  • Verifica dell'oggettivo contributo del lievito selezionato nella differenziazione dei vini Blanc de Morgex et La Salle e Moscato di Chambave
    C. Cocito, C. Delfini, Istituto Sperimentale per l'Enologia di Asti - Italia
    Sono stati condotti alcuni esperimenti volti a verificare se le differenze olfattive riscontrate in campioni di vino Blanc de Morgex et de La Salle e Moscato di Chambave, ottenuti con differenti ceppi di lieviti selezionati, fossero evidenziabili anche tra campioni di un mezzo sintetico, fermentato con i medesimi ceppi. I risultati ottenuti si possono così riassumere: 1) i fermentati del medesimo ceppo di lievito ottenuti con mezzo nutritivo sintetico e con mosto sono stati statisticamenteseparati l'uno dall'altro nel 50% dei composti volatili esaminati; per contro essi sono stati tutti riconosciuti significativamente diversi all'analisi sensoriale; 2) nel test di abbinamento le soluzioni modello sono state conformi alle preferenze precedentemente espresse per i corrispondenti vini. Dunque, le sostanze odorose già note e riscontrabili all'analisi gascromatografica nei fermentati dei vini bianchi, genererebbero un "odore d'insieme" (bouquet) derivato dal contributo olfattivo sinergico di ciascuna, sufficiente in molti casi a rendere conto delle differenze esistenti tra vino e vino.
  • Da dove vengono e come si sono conservati nel tempo i vitigni di montagna?
    M. Messiez, Dottore in geografia, Savoia - Francia
    Da dove vengono i ceppi dei vigneti delle zone di montagna, talvolta definiti vigneti eroici per la configurazione fisica dei territori, per le condizioni di lavoro dei viticoltori e per il clima a cui devono fare fronte? Queste zone viticole difficili possono prestarsi alla produzione di piantine e preservare, in tal modo, il carattere originale ed autentico dei vini di montagna ottenuti a partire da vitigni specifici rari, a volte tipici di ognuna di queste regioni? Queste sono le domande alle quali questa piccola ricerca, effettuata da un docente che assiste da oltre trent'anni all'evolversi delle piantine di vite, tenta di dare delle risposte, basandosi sui vivai dell'arco alpino.
  • La valorizzazione e la salvaguardia di alcune varietà tipiche del "Carso" triestino attraverso lo studio della vocazionalità viticola del territorio
    G.Colugnati, G.Crespan, A.Boschin, F.Bregant, I.Tonetti, Centro Pilota Vitivinicoltura, Gorizia - Italia
    La salvaguardia delle aree residuali e dei vigneti autoctoni e la loro valorizzazione hanno una valenza enorme dato che rallentano l'erosione genetica, ma anche culturale, che la globalizzazione del mercato tenderebbe a favorire. Il Carso triestino rappresenta un ecosistema di sicuro interesse, considerate le sue caratteristiche orografiche e la sua peculiare componente climatica. In questo territorio sono state individuate alcune località rappresentative delle diverse condizioni adafiche e sono stati posti sotto osservazione due vitigni cosiddetti minori nativi: Vitouska e Malvasia Istriana, studiandone le performances vegeto-produttive, le potenzialità enologiche e la stabilità di comportamento nei diversi ambienti. Ne risulta che la cultivar Vitouska appare meno condizionata dall'andamento climatico rispetto alla Malvasia Istriana che denota, al contrario, risposte diversificate alle differenti condizioni metereologiche che si verificano durante la stagione vegetativa.
  • Salvaguardia, conservazione e valorizzazione della variabilità genetica della vite nel Vallese.
    D.Maigre, J.J.Brugger, P.Gugerli, Stazione Federale di Ricerche di Changins, M.Pont, Ufficio Viticoltura del Vallese, Sion - Svizzera
    Il clima del Cantone Vallese, particolarmente adatto alla vite, consente la coltivazione di numerose varietà autoctone e alloctone, a maturazione precoce o tardiva. I vitigni autoctoni, dopo avere rischiato l'estinzione, sono stati recentemente riscoperti e le superfici coltivate tendono, da qualche anno, ad aumentare. In seguito al ritorno di ineresse verso le varietà locali, è stato realizzato un progetto di salvaguardia e di valorizzazione del germoplasma viticolo del Cantone Vallese. Il progetto iniziato nel 1982 con l'obiettivo di studiare i vitigni autoctoni di maggiore interesse quali la Petite Arvine, il Cornalin, l'Humagne Rouge, l'Amigne e l'Humagne Blanc e i vitigni alloctoni maggiormente diffusi sul territorio. Il progetto persegue i seguenti obiettivi: conservazione del germoplasma e individuazione della variabilità genetica, moltiplicazione policlonale per ottenere materiale sano e virus-esente, selezione e propagazione di cloni certificati da mettere a disposizione, in tempi brevi, dei vivaisti.
  • Un'esempio applicativo del sistema monorotaia: la vendemmia nella Costa Viola.
    R. Previtera - Univarsità degli Studi di Reggio Calabria - Italia
    La meccanizzazione della viticoltura presso le aree della Costa Viola calabrese (Rc), soprattutto a mezzo di monorotaia, consente agli operatori agricoli della zona di continuare un'attività altrimenti destinata all'abbandono, con gravi conseguenze sull'assetto idrogeologico dell'intero territorio in gran parte terrazzato, tipico della "montagna a mare". Il "sistema momorack" con motore a due tempi e trasmissione a pignoni, consente il trasporto dell'uva e dei mezzi di lavorazione in maniera più veloce, permettendo un risparmio fino all'80% sui costi di produzione del prodotto finale vino. L'incremento dell'utilizzo della monorotaia nella Costa Viola pertanto può contrbuire al rilancio della viticoltura quindi della produzione vinicola di qualità dell'intera zona. 
  • Terzo simposio internazionale zonazione viticola a Puerto de la Cruz - Tenerife
  • Il CERVIM ospite in Galizia (E) della 6a edizione della Mostras dos Vinos