07.02.2000

"Viticoltura di Montagna" - n. 11

Rivista n. 11
SOMMARIO

  • La viticoltura in forte pendenza ecosostenibile
    M. Fregoni - Editoriale
  • Convegno: "La viticoltura in forte pendenza: quale futuro? Prospettive socio e tecnico-economiche"
  • Le dinamiche della viticoltura nella valle del Douro
    V.M. Casal Rebelo, F.Bianchi de Aguiar, Università Tras-os-Montes e Alto Douro - Portogallo
    Lo scopo di questo articolo è l'analisi della forma e del contenuto delle dinamiche recenti a livello delle aziende viticole della Valle del Douro, dal punto di vista della struttura e dell'introduzione di nuove tecniche e tecnologie che permettono di risparmiare lavoro manuale. Le piccole aziende viticole sono caratterizzate dall'utilizzo quasi esclusivo della manodopera familiare e costituiscono il modello "tradizionale" del sistema viticolo del Douro, perchè non si servono di macchinari e di tecnologie avanzate. Tali aziende vivono in una "stabilità dinamica" perché, in genere, la loro superficie non cresce ed i ceppi di vite morti o invecchiati vengono sostituiti sul posto. Sono inoltre loro che conservano la ricchezza del paesaggio della regione, grazie al loro ruolo nella produzione viticola totale e al lavoro di manutenzione dei sistemi di produzione tradizionali. Le aziende viticole di dimensioni più grandi sono caratterizzate dall'utilizzo quasi esclusivo di manodopera salariata e costituiscono il modello "moderno" del sistema viticolo della Valle del Douro. Vivono una "dinamica di crescita e di cambiamento", dovuta all'aumento della loro superficie ed all'acquisto di nuovi terreni, agli sforzi importanti di ristrutturazione delle vigne tradizionali, all'investimento nell'acquisto di veicoli da trasporto e alla diversificazione delle attività dell'azienda con l'introduzione del turismo.
  • Prospettive socio-tecnico-economiche delle Côtes du Rhône settentrionali
    F. Roth, Comitato Interprofessionale delle Côtes du Rhône, Tournon - Francia
    Le Côtes du Rhône settentrionali raggruppano otto vigneti famosi sa secoli: Côte-Rôtie, Condrieu, Château-Grillet, Saint-Joseph, Cornas, Saint-Péray, Hermitage e Crozes-Hermitage. Il loro successo attuale dipende, innanzitutto, da una produzione di qualità, riconosciuta, identificata ad un "terroir" grazie alla nozione di DOC. La loro fama si appoggia su viticoltori e negozianti i cui nomi di prestigio garantiscono l'immagine e la reputazione dei "Crus". Il futuro delle Côtes du Rhône settentrionali è legato a quello delle Côtes du Rhône che alleandosi alle altre DOC della Valle del Rodano, desiderano sviluppare il concetto di "Rhône Wine Walley" con lo scopo di essere più facilmente riconoscibili dai consumatori stranieri.
  • Studi ed esperienze realizzate in Val di Cembra (nord Italia) e ad Ischia (sud Italia).
    G. De Ros, F. Iacono, G.Nicolini, Istituto Agrario S.Michele all'Adige, Trento - Italia
    Le due zone si differenziano per i seguenti parametri: clima(continentale e mediterraneo rispettivamente), pedologia, varietà coltivate, sistema di conduzione della vite,problematiche agronomiche e sistema organizzativo (cooperativa e privato rispettivamente). Inizialmente vengono presentate queste peculiarità affrontando la caratterizzazione del sistema produttivo viticolo delle due zone in esame. Inoltre viene descritta la struttura del bilancio aziendale, suddiviso in costi e ricavi, di due aziende tipo, una cooperativa e l'altra privata, tipiche delle due zone in esame. Sulla base dei dati riportati viene definito un ipotetico punto di pareggio che definisce il livello di fatturato, formato da quantità, qualità e prezzo di mercato, al di sotto del quale l'attività produttiva nelle suddette zone non è economicamente sostenibile. Vengono anche fatte alcune ipotesi alternative riguardanti la possibile  differenziazione della produzione e l'eventuale target ed organizzazione commerciale.
  • Prospettive future delle vigne terrazzate ed in forte pendenza. Analisi di due realtà in Vallese.
    S. Emery, Camera di Agricoltura del Vallese, Châteauneuf-Conthey - Svizzera
    Un'indagine svolta presso 670 proprietari di vigneti situati in due zone del Cantone Vallese (Svizzera), ha permesso di conoscere le principali caratteristiche dei coltivatori e delle loro aziende, nonché le loro aspettative per il futuro. Dai dati emerge che i professionisti della vite e del vino coltivano un po' più di metà delle vigne toccate dall'indagine, ma non rappresentano che il 10% di tutti i viticoltori. I viticoltori che praticano la viticoltura in quanto attività parallela o accessoria coltivano il 40% del vigneto, ma costituiscono la categoria più numerosa. Se i professionisti si curano di razionalizzare il lavoro intraprendendo varie modifiche strutturali, i viticoltori occasionali tendono ad accontentarsi della loro situazione attuale, anche perché non legati dai medesimi vincoli economici. Le prospettive future prese in considerazione dimostrano che la proporzione delle diverse categorie rischia di essere modificata nel corso degli anni a venire, a favore dei viticoltori professionisti, che vinificano in proprio, e a discapito dei viticoltori occasionali. Se nulla verrà intrapreso per favorire il mantenimento di questa "viticoltura del sabato", si corre seriamente il rischio di vedere abbandonate delle vigne nel Cantone Vallese.
  • Dati socioeconomici per il futuro della viticoltura di montagna
    J. Vallat, Politecnico Federale di Zurigo - Svizzera
  • Aspetti economici della riduzione delle ore di lavoro nella viticoltura in forte pendenza
    A. Simonis, E. Kolh, SLVA, Trier - Germania 
    Sono possibili importanti riduzioni dei lavori manuali quando i sistemi tradizionali vengono trasformati in sistemi di allevamento differenti, con distanze maggiori tra le piante e tra i filari. Senza modificare la tecnica dei macchinari, i risultati mettono in evidenza che la somma delle ore di lavoro non supera più le 300 ore/ha (senza contare il raccolto a mano). Nei vigneti in forte pendenza risulta necessario misurare i lavori anche dal punto di vista ergonomico. Il sistema di allevamento a spalliera è basilare per la meccanizzazione specializzata. I sistemi di  meccanizzazione possono essere a fune ed a trazione diretta. Se non vi sono operai stagionali, la meccanizzazione diventa l'unica possibilità per realizzare questa viticoltura. In genere la meccanizzazione non riduce i costi di produzione. L'influenza climatica(annate ed esposizioni al sole differenti) hanno provocato variazioni del 30% sulle ore di lavoro. I sistemi di allevamento con una riduzione delle piante/ha provoca, in particolare negli anni secchi, delle riduzioni quantitative del raccolto; i risultati qualitativi sono migliori, così la vendita diretta può essere favorita. In generale, le diminuzioni di piante/ha e l'eliminazione delle piante singole con l'adozione del sistema a triangolo forniscono risultati qualitativi superiori.
  • Sulle tracce della diversificazione della vite (vitis vinifera)
    F. Regner, Bundesamt fur wein und Obstbau, Klosterneuburg - Austria
    Oggigiorno, parecchi metodi molecolari permettono di fare indagini sul genoma della vite e di paragonare le varietà coltivate verificandone le differenze a livello "loci". Secondo le nostre scoperte, le numerose varietà di vite trovano il loro fondamento nella selezione delle varietà locali. Questi genotipi furono migliorati da parecchi eventi in interrelazione tra loro. Per quanto riguarda le varietà coltivate europee adatte ai climi freschi, poté essere individuata l'interrelazione fra due importanti "pool" genetici.
  • Petit Rouge: prime omologazioni di cloni vitigni valdostani
    F. Mannini, CNR Torino - Italia
    Le varietà di vite coltivata in Valle d'Aosta vanno dai vitigni internazionali a quelli extra regionali ed a quelli autoctoni (Petit Rouge, Vien de Nus, ecc). Per questi ultimi, non è possibile reperire materiale di moltiplicazione certificato nei vivai delle altre regioni, per cui risulta indispensabile selezionarli in loco. Il Centro Miglioramento genetico e biologia della vite - CNR di Torino, in collaborazione con altri Istituti, ha condotto la selezione clonale delle principali cultivar autoctone valdostane. Alla fine del 1997, questo impegno si è concretizzato con l'omologazione e l'iscrizione a catalogo di quattro cloni di Petit Rouge: CVT AO 6,16,35 e 38. Si tratta dei primi cloni cultivar autoctone della Valle. Le loro caratteristiche sono diverse e complementari: questo dovrebbe permettere, mescolandoli, di ottenere risultati ottimali nei diversi ambienti e nelle diverse annate.
  • Premiazione dell'8° Concorso Internazionale Vini di Montagna
  • I contributi alla viticoltura di montagna in Svizzera esempio per l'unione europea
  • L'attività di "lobby" del CERVIM: dalla risoluzione di Vila Real al pronunciamento dell'OIV.
  • Firmato un protocollo d'intesa tra l'AREV (Assemblea delle Regioni Viticole Europee) e il CERVIM