L’obiettivo del documento è di raccogliere riflessioni analisi ed opinioni sull’adeguamento degli strumenti esistenti e suggerimenti su nuove iniziative da intraprendere relativamente alle politiche in supporto alla qualità dei prodotti agroalimentari, compresi i prodotti vitivinicoli dell’Unione Europea.

L’Unione Europea ha inviato un richiesta d’opinione riguardante il “Libro Verde” sulle politiche di qualità dei prodotti agricoli, con richiesta di contribuzione entro il 31/12/2008.
L’obiettivo del documento, il quale conteneva una serie di 19 domande, era di raccogliere riflessioni analisi ed opinioni sull’adeguamento degli strumenti esistenti e suggerimenti su nuove iniziative da intraprendere relativamente alle politiche in supporto alla qualità dei prodotti agroalimentari, compresi i prodotti vitivinicoli dell’Unione Europea.
Per quanto concerne la viticoltura di montagna il Cervim ha inviato i propri suggerimenti ribadendo e sottolineando l’importanza che la politica di qualità dei prodotti agroalimentari si basi sul consolidamento del legame con il territorio enfatizzando l’importanza dell’origine e la trasparenza per il consumatore. Posizione assunta e ribadita anche dall’Italia nella propria risposta ufficiale.
Il Cervim assume inoltre una posizione ben definita per quanto alcuni temi specifici. In particolare il Cervim ritiene che la provenienza della materia prima (uva), necessaria alla produzione del vino, sia un elemento chiave imprescindibile e indiscutibile che riguarda la filosofia e il lavoro del vignaiolo, soprattutto nelle zone di competenza definite eroiche.
Per questo fondamentale motivo si ritiene che sia assolutamente necessario identificare l’origine delle materie prime per rispettare la cultura del territorio, il lavoro del produttore e i desideri del consumatore. Per il CERVIM il prodotto finale è imprescindibile dalla provenienza della materia prima.
Anche per quanto riguarda le indicazioni di origine il Cervim esprime un parere ben definito, ribadendo come esse rappresentino oggi l’unico sistema in atto in grado di identificare il legame con il territorio.
Le indicazioni di origine devono proteggere i prodotti generati da un territorio particolare in quanto il legame tra prodotto tipico e territorio non si esaurisce solamente considerando le caratteristiche agronomiche e pedoclimatiche, occorre anche considerare altri elementi che permettono al territorio di assumere quelle caratteristiche di unicità, di distinzione, che si riflettono poi nei prodotti tipici, e cioè, la componente umana, tecnica, culturale, socio-economica.
Al contrario invece occorre sottolineare che la qualificazione è l’area strategica nella quale gli attori del processo di produzione definiscono l’identità del prodotto e ne “costruiscono” la qualità, creando così le condizioni perché questo possa entrare in relazione con l’esterno, anche mediante le attività di promozione e commercializzazione.
Le scelte da compiere in merito alla qualificazione del prodotto dovranno perciò partire da un punto fermo: la necessità di esaltazione della qualità specifica del prodotto, che può essere ricercata proprio nel suo legame con il territorio, con la tradizione produttiva e con le altre risorse in esso presenti. Sono infatti questi gli elementi che, se ben gestiti, sono in grado di connotare in maniera distintiva il prodotto sui mercati, anche mediante il ricorso a strumenti di qualificazione (IG, VQPRD), che ne consentono l’identificazione territoriale e ne tutelano la specificità nelle relazioni di mercato. Infatti per definizione le specialità tradizionali (tipiche) si basano su una costruzione sociale, sul risultato di una cooperazione, che ha come strumento la qualificazione di un prodotto di cui i riferimenti sono l’origine e il gusto. L’origine ha una dimensione geografica e storica, che la collocano in una dimensione spaziale e temporale grazie alla garanzie della continuità delle pratiche produttive, legate ad una rappresentazione collettiva della qualità del prodotto.
Inoltre per quanto riguarda la produzione di vino nello specifico, il Cervim ribadisce la necessità di non incrementare i già elevati costi di produzione introducendo nuovi obblighi che ne causerebbero irrimediabilmente un aumento.
Le definizioni di ambiti produttivi all’interno dei parametri definiti dal CERVIM, pendenza del terreno superiore a 25%, altitudine superiore ai 500 metri s.l.m., (ad esclusione degli altipiani), sistemi viticoli su terrazze e gradoni, piccole isole, realizza già un ambito produttivo bene identificato della montagna europea. Il CERVIM che opera da oltre vent’anni ha in elaborazione un catasto viticolo europeo nel quale rientrano queste viticolture; tali parametri peraltro sono già stati presi in considerazione dalla Commissione Europea che ha riconosciuto il forte valore ambientale di questa viticoltura. La presenza della vitivinicoltura in questi territori ha una valenza quindi fortemente ambientale, di presidio, di regimentazione delle acque, ecc. e questo è un ruolo che realizza prevenzione rispetto alle catastrofi ambientali. Tutto questo deve essere riconosciuto anche con una politica di sostegno da parte della comunità che copra in qualche modo i maggiori costi di gestione delle attività produttive in questi territori.