Conclusioni del III Congresso Internazionale sulla Viticoltura di Montagna

Prof. Murisier 
SESSIONI ORALI E POSTER

Dalle conclusioni elaborate dai Presidenti delle tre sessioni di lavoro, scaturiscono i seguenti esiti :

  • È fondamentale continuare a preservare e a valorizzare il patrimonio genetico delle varietà autoctone e locali delle differenti regioni della viticoltura di montagna e in forte pendenza determinandone il loro potenziale agronomico e enologico
  • È importante intraprendere studi sulle influenze della flora microbica autoctona e di tecniche di vinificazione sulla tipicità e sulla qualità dei vini di montagna e in forte pendenza
  • L’innovazione tecnica dal punto di vista viticolo e enologico, indispensabile per accrescere la produttività e la qualità dei prodotti deve essere adattata alle caratteristiche di ogni regione. La meccanizzazione può apportare un contributo importante e decisivo alla gestione dei vigneti di montagna grazie al progresso dell’elettronica.
  • Occorre valorizzare i prodotti vitivinicoli della montagna associandoli ad altri prodotti locali e complementari.
  • Appare chiaro che solo un approccio globale che include un’analisi tecnica, economica, sociale, ambientale e culturale permette di trasformare in opportunità ciò che sembra oggi costituire un limite e di trovare i patners indispensabili per garantire il futuro della viticoltura eroica.
  • È necessario rinforzare il lavoro di collaborazione dei gruppi di ricercatori di differenti discipline che devono operare in sinergia con i viticoltori, le collettività territoriali, gli organismi turistici e i servizi di protezione dell’ambiente con l’auspicio di trovare i buoni compromessi tra interesse pubblico e privato.
  • La ricerca applicata può contribuire con risposte concrete allo sviluppo della viticoltura di montagna mostrando le vie di miglioramento della produttività e della qualità delle uve e dei vini nel rispetto dei contesti paesaggistici e delle particolarità viticole e enologiche.

TAVOLA ROTONDA


La tavola rotonda svoltasi a chiusura del congresso che ha riunito i responsabili di organismi, associazioni, delle amministrazioni e rappresentanti politici nazionali ed europei, ha evidenziato i seguenti elementi:

  • I paesi membri dell’OIV sono sempre più attenti e sensibili a tutti quegli aspetti legati alla biodiversità, al paesaggio, alla diversità varietale, alla sostenibilità, alla produzione integrata e biologica, e all’importanza della nozione di terroir.
  • Il ruolo essenziale della biodiversità e dell’ambiente è sottolineato ugualmente dall’associazione degli eletti della montagna. La diversità territoriale è considerata come un’opportunità in attesa di costituire degli spazi economici coerenti. Il vino può giocare in associazione assieme con altri prodotti agricoli un ruolo importante di rafforzamento e di coesione regionale.
  • L’associazione Europea delle regioni viticole (AREV) è pronta a contribuire alla rinascita della viticoltura di montagna a livello politico.
  • A livello della Politica Agricola della Comunità Europea, il valore ambientale e la multifunzionalità dell’agricoltura, l’importanza delle entità marginali e la sostenibilità sarebbero meglio prese in considerazione nella nuova PAC. Questo orientamento dovrebbe portare benefici alla viticoltura di montagna e in forte pendenza.

CONCLUSIONI

Il terzo congresso sulla viticoltura di montagna e in forte pendenza ha affrontato sotto differenti aspetti la questione primordiale della sostenibilità di questa viticoltura.
Per la viticoltura di montagna e in forte pendenza considerata nel suo insieme, occorre interrogarsi sui mezzi da attuare che possano assicurargli un avvenire. La sostenibilità è sinonimo di sopravvivenza. Per sopravvivere la viticoltura di montagna deve in primo luogo essere riconosciuta.
Con la creazione del CERVIM, le regioni interessate da questo tipo di viticoltura hanno potuto unirsi e organizzarsi per cercare soluzioni ai loro problemi e difendere i loro interessi. La Comunità Europea a preso in considerazione il ruolo e le competenze del CERVIM e gli ha affidato il compito di realizzare un censimento delle zone viticole di montagna e in forte pendenza. Il CERVIM dispone di mezzi economici e umani limitati ed è per questo difficile intraprendere dei progetti importanti senza l’adeguato sostegno finanziario. 
La viticoltura di montagna e in forte pendenza può portare un contributo essenziale allo sviluppo sostenibile sul piano ecologico e ambientale.  La presenza della vigna sui terreni interessati da forte pendenza permette di conservare i suoli proteggendo i pendii dal rischio di erosione e di frane. In questo modo essa partecipa alla sostenibilità globale del territorio.
La viticoltura di montagna e in forte pendenza presenta delle opportunità dal punto di vista dell’ecologia evidenti, che essa potrebbe valorizzare se fosse possibile associarle allo sviluppo di una produzione sostenibile integrata. L’interesse verso la produzione biologica deve essere analizzato e valutato.
La sopravvivenza economica della viticoltura di montagna è evidentemente il dilemma cruciale. In molti sono dell’avviso che senza aiuti diretti da parte dell’amministrazione pubblica, la sostenibilità economica delle imprese non può essere garantita, tenuto conto delle difficoltà strutturali. Molti altri, al contrario, pensano che la sopravvivenza economica debba arrivare prima di tutto dal mercato e che per mezzo di un marketing orientato verso l’immagine del prodotto, si riuscirebbero a garantire redditi sufficienti agli attori della viticoltura di montagna. La realizzazione di un marchio collettivo che distingua i prodotti della viticoltura di montagna fa parte delle azioni di marketing che potrebbero essere sviluppate.
Queste due visioni devono essere considerate complementari. L’aiuto pubblico dovrebbe prioritariamente servire per migliorare le strutture di produzione. Dei legami devono essere sviluppati con il turismo che beneficia indirettamente dei servizi della viticoltura di montagna. La valorizzazione dell’immagine dei prodotti è d’altronde fondamentale, la parte preponderante del reddito deve derivare dalla vendita dei prodotti della vigna.
Esiste una sfida sociale importante da affrontare per la viticoltura di montagna. L’età media del viticultore di montagna è elevata e la continuità dell’attività aziendale sovente non è certa.
Oltre alle problematiche di redditività economica, l’attrattività della professione di vignaiolo e il suo riconoscimento sociale sono spesso insufficienti. E fondamentale, prima di qualsiasi riflessione economica, preoccuparsi dell’immagine della professione se si vuole assicurare in modo concreto la sopravvivenza della viticoltura di montagna. In questo contesto c’è il modo per considerare la rete sociale circostante e le possibilità di scambio di informazioni.
Sembrerebbe fondamentale analizzare le possibilità della viticoltura di montagna e in forte pendenza sotto l’aspetto della sostenibilità. Per uno sviluppo sostenibile armonioso, gli aspetti ambientali, economici e sociali devono essere presi globalmente in considerazione.

AZIONI DA ATTUARE

  • Far riconoscere ufficialmente dalla Comunità Europea i criteri di identificazione della viticoltura di montagna e in forte pendenza: pendenza >30%, altitudine >500m, vigna in terrazzamenti e in ciglioni, piccole isole.
  • Incoraggiare i paesi membri della Comunità Europea a sostenere la viticoltura di montagna e in forte pendenza nel quadro dell’attuazione dei PSR.
  • Raccomandare ai singoli paesi di mettere in atto dei piani di gestione del territorio che definiscano le zone viticole di montagna e in forte pendenza per ben distinguerle dalle zone interessate dai piani regolatori.
  • Ottenere da parte della Comunità Europea il mandato per il CERVIM di realizzare il censimento della viticoltura di montagna e in forte pendenza fornendogli i mezzi economici necessari.
La realizzazione di un progetto simile permetterebbe di conoscere precisamente l’identità della viticoltura di montagna e in forte pendenza considerando l’insieme delle interconnessioni a livello del territorio.

Questo strumento di rilevamento permetterebbe di controllare i dati relativi all’utilizzo del suolo, alla rete idrica e di dare un percezione socio-economica dell’insieme del territorio.

Questo progetto potrebbe contribuire a valorizzare il prodotto creando un’identità territoriale con l’insieme degli elementi positivi riconosciuti e a mettere in luce il valore eccezionale del patrimonio costituito dai vigneti di montagna e in forte pendenza.

F. Murisier, président du CTS du CERVIM

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